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Storia

 

STORIA

La Confraternita di S. Giacomo Apostolo il Maggiore, in Camaro Superiore, è punto di certo riferimento della particolare devozione all’Apostolo S. Giacomo, costituita nel 1550, circa cinque secoli fa, come risulta dagli archivi della Curia. Tale data è di notevole importanza per tutto il popolo di Camaro, perché testimonia con certezza che il culto a San Giacomo ha origini lontane nel tempo, fino ad arrivare intorno all’anno mille, quando i Normanni portarono questo culto in gran parte della Sicilia, come risulta dai tanti luoghi in cui viene venerato; infatti non si spiegherebbe la fondazione di questa confraternita senza la certezza che nel popolo di quel tempo vi era una notevole devozione a tale Santo.
La presenza autorevole della Confraternita di San Giacomo è testimoniata da tanti storici; dagli annali di C. D. Gallo, dal Buonfiglio e dall’Iconologia della Beata Vergine del Samperi si apprende che la devozione al Santo è molto antica e ancora se ne ritrova traccia nelle vie cittadine.
Dietro il Duomo di Messina, precisamente l’abside, esiste un “Largo S. Giacomo” a ricordo dell’antica chiesa costruita all’epoca dei Normanni, fra XI e XII secolo. Infatti, nell’ultimo decennio, durante degli scavi stradali, sono venuti fuori dei resti di mura e transetti risalenti probabilmente all’antica chiesa. La parte laterale del Duomo è dedicata a S. Giacomo con una Statua del Lucerna.
Da una scrittura di Mons. Pantaleone Minutoli si legge che il 25 Luglio, la Festa di S. Giacomo si svolgeva in modo solenne. Le Reliquie donate alla Cattedrale di Messina da Don Sanchio d’Heredia nel 1430, erano portate in processione in questa chiesa per una funzione alla quale partecipava il Clero, il Capitolo della Cattedrale ed il Senato, con un rito particolare che si tramanda fino ad oggi.
C. D. Gallo fa notare e sottolinea che la Confraternita di S. Giacomo del “casale Cammari” era sempre presente. Questo privilegio, certamente, doveva avere un buon motivo perché a nessun santo della città di Messina veniva concesso un simile rito.
Il culto a San Giacomo è rinforzato dall’impulso durante la dominazione spagnola, tanto che sfocia in un notevole impegno sia della Confraternita, sia dall’allora parroco del villaggio Sac. Francesco Capano che dal resto del popolo, a dare la committenza a Pietro, Sebastiano ed Eutichio Juvara, noti argentieri del tempo, per la costruzione della meravigliosa varetta che esiste tuttora. Dall’atto notarile ritrovato si riporta la data del 20 Gennaio 1666, data importante perché si tratta di un Anno Santo Compostellano. E proprio una lamina di questa varetta testimonia la presenza della Confraternita con la chiara incisione di confrati incappucciati, alla maniera spagnola, e quindi non si può ignorare la concessione esclusiva in occasione della processione del 25 Luglio, sicuramente prima del XVII secolo.
I membri della Confraternita si sono tramandati da padre in figlio la conservazione spirituale della devozione a S. Giacomo, il quale diventa uno di loro, un membro stesso della confraternita, qualcuno a cui ci si può rivolgere con confidenza patriarcale. Non tanto meno accurata è la custodia e la sorveglianza della varetta o meglio del “Ferculum”, come un oggetto proprio, quasi morboso, tanto che nel passato si tramanda che si è perfino arrivati a difenderla con le armi e a volte veniva smontata e distribuita fra i vari confrati in modo che nessuno la togliesse ai “Cammaroti”. Anche il nome Giacomo è popolarissimo sia fra i confrati che fra la gente del paese, come lo sono altrettanto i lasciti per il culto del Santo, registrati negli archivi parrocchiali della Chiesa di S. Maria Incoronata.
Oggi la Confraternita è numerosa e dietro l’impulso dell’Assistente Spirituale Mons. Antonino Cento ha accolto nuove conoscenze storiche e di conseguenza trasmette il bagaglio culturale, storico e spirituale come un “pellegrino” durante il cammino di vita, aggregando il tutto con iniziative sociali, aiuto ai “bisognosi” e soprattutto accogliendo e spronando i giovani. Rimane quasi immutato nei secoli il rito della processione che ancora oggi rivive, anche grazie alla Confraternita, con la realizzazione del “Museo S. Giacomo”, l’unico in Sicilia specializzato nella cultura del pellegrinaggio compostellano. Tra le iniziative della Confraternita si registrano le celebrazioni a Messina dell’ “Anno Santo Jacobeo 1999” e, inoltre, il supporto logistico al Convegno Internazionale “Santiago e la Sicilia” organizzato nel 2003 dal “Centro Italiano di Studi Compostellani” nell’Aula Magna dell’Università di Messina.
In occasione dell’Anno Santo Compostellano del 2004, il Santo Padre ha concesso l’indulgenza plenaria ai pellegrini diretti alla cappella di S. Giacomo che si trova attigua alla chiesa parrocchiale di Camaro.

 

 

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