Adorazione Eucaristica Perpetua

Confraternita

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Ferculum

È un’altra opera dell’oreficeria barocca del XVII secolo eseguita da Pietro, Giovanni, Sebastiano ed Eutichio Juvara, i quali, assieme a Refaci, Donia crearo­no un S. Giacomo, il “defensor fidei” secondo l’ideale dei gesuiti. Il Santo con la mano, sostiene i lembi di un man­tello. Il volto ha un espressione dolce ed è incorniciato da una fluente barba; un’aureola ne cinge il capo. Costò 337 onze e 22 tarì.

Esso ha una forma piramidale alla cui sommità è posto il santo in vesti marziali latine che richiamano l'Orione della fontana cinquecentesca del Montorsoli. Su uno zoccolo di legno, si elevano quattro supporti a forma di C, tipici dell’ebanisteria barocca, a forma di cariatidi che circondano lamine d’argento illustranti episodi dell’a­giografia giacobea più netta. Nella parte superiore la Statuina del santo impugna la spada (aggiunta dopo, a quanto riferisce il più anziano dei confrati Sig. Giacomo Sturniolo) e lo stendardo dell'esclusivo ordine di San Giacomo di Compostella. Nella parte inferiore si notano 4 pannelli; il primo raffigura il famoso miracolo avvenuto a S. Domingo della Calzada ad opera del santo che fece risuscitare due polli arrostiti per testimoniare l'innocenza di un giovane pelle­grino, accusato ingiustamente di furto, dalla figlia dell’o­ste. Il secondo raffigura San Jacopo che incita Carlo Magno a combattere i musulmani. Il terzo rappresenta la conversione del mago Hermogene. Nel quarto si nota S. Yago con il classico cappello del pellegrino con un libro in mano (che potrebbe essere il Vangelo), mentre affronta un viaggio. Nel pannello della piramide superiore si nota il “matamoros” della battaglia di Clavijo; nel secondo, l’angelo nocchiero guida l'imbarcazione che potrebbe essere quella che trasportava le spoglie nella Spagna; nel terzo è inciso l'arrivo dell'arca nel regno della regina Lupa; ed infine l'omaggio alla Confraternita che ha sem­pre avuto cura del culto al Patrono della Spagna.

Anche nei tempi odierni, la confraternita osserva una ritualità immutabile nel tempo. Qualche giorno prima della festa del 25 luglio, i confrati lucidano la baretta che appare nel suo pieno splendore; il 24 luglio, con concorso di popolo e canti, essa viene trasportata in chiesa e posta accanto all'altare coram. L'indomani, nelle prime ore della mattinata si forma il corteo, ogni due marce di musica avviene la sostituzio­ne dei portatori, i quali sono abilissimi nell'imprimere al ferculum quell’andatura tipica definita "a “nnacata”. Si percorrono i 3 kilometri per raggiungere la Basilica Cattedrale, dove il santo verrà posto sull’altare “coram” fra le reliquie dello stesso S. Giacomo, quella di S. Sebastiano, S. Marziano e di S. Nicola. Al termine della Santa Messa attorno al Duomo si snoda la processione del Sacro Capello della Madonna posto sul ferculum d'argento ed al rientro, S. Jacopo ritor­nerà al suo posto.

Con la canicola del mezzogiorno inol­trato, raggiungerà Camaro velocemente per scongiurare la credenza del rischio che altri possano impossessarsi del ferculum se esso non raggiungerà entro una data ora, la Chiesa di S. M. Incoronata in Camaro Sup. (Leggenda Popolare). I festeggiamenti proseguono con canti, musica e sparo di mortaretti, ma quello che è storicamente valido, è stato ancora una volta attuato.

Herru Sanctiagu,

got Sanctiagu e ultreja,

e suseja Deus adiuva nos.

Così cantavano i primi pellegrini incitandosi a vicenda a proseguire nel Cammino, fino al raggiungimen­to della meta. Così ci auguriamo anche noi.

 

 

 

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